Monaco ricorda il passato nazista

Monaco di Baviera ha inaugurato giovedì 30 aprile il nazi-museo a testimonianza del suo passato nazista. In realtà, più che un museo è un Centro di documentazione sul nazional-socialismo, finanziato in parti uguali dalla città, la Baviera e lo stato federale.

Sorge a pochi passi da dove Hitler nel 1931 aveva dato sede al suo partito nazional-socialista, quella «Maison brune», distrutta dopo la guerra. Adesso, poco distante, c’è un cubo bianco alto 22,5 metri che ospita il Centro su quattro piani (1200 mq). A dirigerlo c’è lo storico Winfried Nerdinger, figlio di un oppositore del regime nazista, che si è battuto per anni perché la città non dimenticasse d’essere stata la culla del movimento di Hitler nei primi anni Venti. La scelta della data non è casuale: 70 anni dopo la liberazione della capitale della Baviera da parte degli americani e nel giorno del suicidio di Hitler a Berlino, città dove le tracce del nazismo sono onnipresenti a cominciare dal Memorial dell’Olocausto. Niente del genere, finora, esisteva a Monaco che ama definirsi come «la città italiana più a Nord», per niente insoddisfatta di aver dimenticato la propria responsabilità nell’origine della catastrofe. E ben contenta di vedere il nazismo associato a Berlino e Norimberga, pur essendo, invece, implicata nella nascita del nazional-socialismo ben più di qualunque altra città tedesca, secondo Nerdinger.

Il Centro ospita una mostra che ricostruisce le origini e la storia del nazismo dal 1914 a Monaco. Mostra la nascita dell’estrema destra dalle rovine della prima guerra mondiale. L’esposizione presenta la sua tesi sul perché Monaco sia stata la culla del movimento, terreno fertile per l’ascesa del movimento di Hitler. Dopo la disfatta della prima guerra mondiale, e l’assassinio, nel 1918, del presidente della Baviera, il socialdemocratico Kurt Eisner, nel 1918, a governare fu un consiglio rivoluzionario formato da comunisti e anarchici finito nel sangue dalla rivolta dei conservatori. Questo clima favorì la nascita di formazioni populiste, antisemite e ostili al trattato di Versailles dove il soldato Adolf Hitler, trovò campo per la sua ascesa.

La mostra non è per niente accomodante verso i bavaresi: ricorda che due divisioni della Wehrmacht, comandate da due ufficiali di Monaco di Baviera, commisero crimini particolarmente orribili: l’una (la 707° divisone di fanteria) sul fronte Est, l’altra (prima divisione di fanteria alpina) in Grecia, nei Balcani e in Italia dove sarà responsabile di numerose esecuzioni di civili o di prigionieri di guerra. Crimini, che riecheggiano ancora nelle relazioni fra la Germania e i suoi partners europei. Anche le imprese bavaresi non sono risparmiate. Molti visitatori scoprono, con sorpresa, che la Bmw aveva sospeso la produzione di vetture lanciate negli anni Venti per dedicarsi alla fabbricazione di motori per gli aerei militari. Gli affari della prima industria privata bavarese sotto il nazismo furono floridi. Nel 1945, un quarto dei lavoratori costretti ai lavori forzati a Monaco lavorava per la Bmw.

La terza parte della mostra illustra il dibattito, nel secondo dopoguerra, sulla «denazificazione» e la persistenza dell’estrema destra in Baviera.

Uscendo dalla mostra i visitatori si trovano di fronte al grande palazzo del XIX secolo: la scuola di musica e teatro di Monaco, che fu pure occupato dai nazisti e dove Hitler aveva installato il suo ufficio. Ed è qui che furono siglati, nel settembre 1938, i funesti accordi di Monaco con Francia, Gran Bretagna e Italia che decisero le sorti della Cecoslovacchia. Un pannello lo ricorda: storia bavarese e storia tedesca, l’emergenza e l’esercizio del potere da parte dei nazional-socialisti e anche una storia europea.

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