Tra rischi e opportunità
Ritorno al passato. Oppure, gattopardescamente: cambiare tutto perché nulla cambi.
Un secolo fa il territorio di Como abbracciava il Varesotto e il Lecchese, e dopo giravolte ed altre piroette ecco che Como sarà capoluogo di una megaprovincia a tre teste, insubrica, o prealpina, affiancata da Varese e Lecco, da dove già si odono levarsi piagnistei e geremiadi.
In tutta sincerità, la soddisfazione che traspare nel capoluogo lariano dei presupposti sostanzialmente campanilistici. Dopo anni di ombra e marginalità, dopo aver masticato amaro per i successi urbanistici, viabilistici e gli investimenti di cui hanno beneficiato le nostre vicine, ecco che Como
ha la sua rivincita.
Ma a parte questo sentimento, si fatica a vedere molti altri vantaggi, anzi. Nelle menti dei più con cui si è avuta occasione di parlare in questi mesi si auspicava la vera abolizione di tutte le Province, in un’ottica di complessiva riduzione degli apparati amministrativi, sospettati di essere carrozzoni burocratici origine di spesa pubblica.
Ma se proprio Provincia deve essere, che almeno Como ne sia protagonista, e capoluogo.
Siamo però così sicuri che si tratti di tutti benefici e giovamenti? Vediamo. Certo, agli altri cittadini della megaprovincia toccherà raggiungere la nostra città per approdare alle sedi di comando di importanti istituti come Prefettura, Inps, Inail, Motorizzazione civile e altri ancora. Ma noi saremo in grado di accogliere i nuovi utenti prevenienti da Est e da Ovest? Avete ben presente la via Varesina e la statale da Lecco al mattino nelle ore di punta? Se la sede della Provincia sarà ancora Villa Saporiti, vi immaginate il caos di via Borgovico? Per non parlare dei parcheggi. I vari istituti saranno sparsi per la città, che verrà assaltata da altri veicoli ancora. Rimpiangeremo le tratte ferroviarie a più riprese abolite.
Ma vogliano a tutti i costi essere ottimisti. Anzi di più. Vogliamo leggere in questa aggregazione una reale opportunità per il nostro territorio. Si uniscono distretti industriali importanti, si creano asset turistici formidabili, e anche la cultura, vero volano di ricchezze in tempi di crisi, può solo crescere, finalmente con una propria vera Università territoriale, già nata come fiore all’occhiello del contesto insubrico, e che invece ha rischiato di diventare presto un crisantemo.
Insomma, i progetti e le pianificazioni sono molto utili, ma alla fine sono le genti, le persone che li fanno camminare e funzionare. Possiamo quindi implodere in una eterna lite in stile tifoseria calcistica che si spernacchia, si sbertuccia e si dà botte da orbi in un clima da derby provinciale continuo, oppure possiamo mettere le basi per diventare un’altra Baviera, maxidistretto non solo ricco e produttivo, ma modello di riferimento per l’intera nazione. È un’occasione imperdibile, non lasciamocela sfuggire.
Mario Guidotti